Privacy Policy Cookie Policy
Brain
brain
europa
critic
Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
Vai ai contenuti
Come Stress e Carico Allostatico provocano patologie
TEORIE > CONCETTI > RESILIENZA
Scopo di questa pagina
La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio. Il nostro sistema nervoso è cambiato pochissimo dalla preistoria ad oggi e la risposta umana allo stress, che è in gran parte mediata dal sistema nervoso, è essenzialmente la stessa di milioni di anni fa. Come mai oggi è diventato un luogo comune sentir dire "lo stress uccide". Il nocciolo della questione rimane il fatto che, per quanto lo stress sia alla radice di molte malattie (Distress), allo stesso tempo esso ci tiene in vita (Eustress). Il problema non sembra dunque risiedere nella risposta umana (che non è cambiata), quanto nei fattori stressanti che sono cambiati nel corso del tempo. L'essere umano ha la capacità di pensare "pensieri stressanti", che suscitano la medesima risposta fisiologica adottata in caso di reale pericolo. Lo stress psicologico è un'invenzione recente, per lo più limitata agli esseri umani e ad altri primati sociali, ma non a tutti i mammiferi.
Non è il fattore stressante ad essere un problema, quanto l'interpretazione che l'essere umano ne dà, quindi ciò che è cambiato dalla preistoria ad oggi è la natura dello stress che è diventata cronica e psicologica. Il neuroendocrinologo Robert Sapolsky ha dimostrato che in natura fattori stressanti, anche massicci, ripetitivi o cronici non necessariamente portano alla malattia. Il nostro sistema nervoso si è evoluto per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti). Il termine "Allostasi" venne coniato nel 1988 da Peter Sterling e Joseph Eyer (proviene dal greco 'allo' che significa variabile e 'stasis' che significa stabile), per indicare che la stabilità dell'organismo è il risultato del cambiamento. Infatti le conclusioni cui arrivarono Sterling ed Eyer furono che il modello dell'Omeostasi (endocrinologicamente autocorrettivo), che aveva dominato la fisiologia per un intero secolo, era destinato ad essere sostituito da un altro modello (Allostasi) che si può definire 'predittivo' perchè cerca di anticipare le domande dell'ambiente agendo sempre sugli stessi sistemi dell'organismo. Il Carico Allostatico permette di misurare e monitorare la resilienza o il rischio di malattia attraverso parametri vitali.
La grande innovazione del Carico Allostatico è la possibilità di rendere concreto e misurabile un concetto astratto come quello dello stress.
altan
Drown!
It was time for you to take on your responsibilities.
Punto chiave di questa pagina
QUALI SONO LE CONDIZIONI DELLO STRESS: Il neuroendocrinologo Robert Sapolsky ha dimostrato che in natura fattori stressanti, anche massicci, ripetitivi o cronici non necessariamente portano alla malattia. Il nostro sistema nervoso si è evoluto per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti). Sapolsky invita a considerare il caso di una zebra attaccata da un leone, mettendo in rilievo il fatto che quando c'è in gioco la vita, molte funzioni regolari possono essere momentaneamente interrotte e si attivano automaticamente una serie di risposte: la percezione del dolore viene ridotta, l'ovulazione cessa, la coagulazione aumenta, il sistema immunitario si attiva, il cervello incrementa la sua attività percettiva, ecc. Si tratta di una risposta fortemente adattiva che, forse, la salverà dall'attacco del leone sottoponendo il suo organismo a una condizione di stress per pochi minuti. Anche l'essere umano, ieri come oggi, attiva le stesse risorse se viene attaccato da un predatore, ma il suo problema è che le attiva anche se non ci sono predatori, in presenza di stimoli di natura culturale, che lo portano nel regno dell'ansia, nevrosi, ostilità e paranoia. E se questo accade spesso lo stress diventa cronico e deprime il sistema immunitario anzichè stimolarlo, incrementa l'ansia, accelera l'invecchiamento del cervello, sconvolge il metabolismo, ecc. Ad esempio, secondo Sapolsky (ved. bibliografia 2010), il forte incremento del diabete insulino-resistente negli adulti è un indicatore della condizione odierna di stress cronico (secondo le stime dell'OMS il diabete è destinato nei prossimi decenni a diventare la principale causa di morte). Lo stress ha infatti un effetto diretto e negativo sui livelli glicemici, perché l’organismo reagisce allo stress producendo ormoni regolatori che fanno alzare il livello di glucosio nel sangue.
Punti di riflessione
La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi e adattando la nostra filosofia dell’esistenza ad esso. (Hans Selye)
_
Il sistema nervoso umano si è evoluto per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti). (Robert Sapolsky)
-
Quando il fattore stressante permane a lungo crea gravi patologie nell'organismo umano. Le tradizioni meditative di ogni tipo condividono un obiettivo: allentare quella continua presa - l'adesività dei nostri pensieri, delle emozioni e degli impulsi - che ci guidano nelle nostre giornate e nelle nostre intere vite. Questa intuizione chiave, che in termini tecnici è chiamata "dereificazione", porta il meditatore a comprendere che pensieri, sentimenti e impulsi sono eventi mentali transitori, privi di sostanza. Forti di questa intuizione, non siamo costretti a credere ai nostri pensieri: invece di seguirli per un po' nel loro corso, possiamo lasciarli andare. (Richard Davidson, Daniel Goleman)
Cos'è lo stress

Il rapporto tra stimoli dell'ambiente e reazione interna dell'organismo venne chiarito nel 1936 dall'endocrinologo Hans Selye. Egli teorizzò, nei suoi esperimenti su cavie, la sindrome generale di adattamento coniando il termine stress (ved. bibliografia), che definì così:


Una risposta non specifica dell'organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso


Selye sottopose dei ratti a diversi tipi di stress (esposizione al freddo, ferite fisiche, esercizi muscolari eccessivi, intossicazione con droghe di vario tipo, ecc), accorgendosi della comparsa di una sindrome i cui sintomi erano indipendenti dalla natura del danno inflitto. Ogni organismo tende a mantenere la sua omeostasi e la sindrome di adattamento è il processo psico-fisiologico che glielo permette. La sindrome di adattamento generale è suddivisa in tre fasi, mostrate nella figura a fianco:

  1. fase di allarme: si avvia, a partire dalla condizione di omeostasi, quando l'organismo viene sottoposto a degli agenti stressogeni (stressor)
  2. fase di resistenza: durante la quale l'organismo sviluppa una capacità di adattarsi agli stressor
  3. fase di esaurimento: subentra qualora lo stressor permanga e l'organismo non riesca a resistervi esaurendo la sua capacità di adattamento e avviandolo alla malattia e alla morte

Selye suddivise lo stress in due categorie:

  • Eustress (o stress buono): è quella condizione di stimolo che avvia una risposta adattiva dell'organismo che gli permette di resistere alle sollecitazioni del suo ambiente. E' associato a una condizione di attenzione, razionalità, equilibrio emotivo (in una parola una condizione di vita sana e attiva) infatti, di fronte ad ogni compito nuovo il nostro organismo necessita di essere attivato dal sistema neuroendocrino. Si presenta nelle fasi di allarme e resistenza.

  • Distress (o stress cattivo): è quella condizione di stimolo che esaurisce le difese dell'organismo o a causa di una esagerata pressione stressogena o a causa di una elevata vulnerabilità dell'organismo che lo porta ad una risposta sproporzionata rispetto a stimoli anche lievi. E' associato ad una condizione di ansia, eccitazione ed esaurimento o, all'opposto, in caso di mancanza di stimoli, è associato a una condizione di noia, apatia, confusione. Si presenta nella fase di esaurimento.

La formulazione del concetto di stress avviò studi sistematici sul rapporto tra organismo e ambiente, e il concetto di stress venne sostituito, in campo medico da due nuovi termini: "allostasi" e "carico allostatico"
Sindrome generale di adattamento
La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio
L'angoscia arriva quando si percepisce una mancanza di controllo
Una volta che un fattore di stress produce una risposta allo stress, si può avere eustress o distress (angoscia) a seconda del controllo percepito e del rapido recupero dell'omeostasi. L'angoscia si verifica quando si percepisce una mancanza di controllo e il fattore di stress è travolgente in intensità e prolungato nella durata.Fonte: Dave Vago
E' cambiato l'uomo o il tipo di stress?
Il nostro sistema nervoso è cambiato pochissimo dalla preistoria ad oggi e la risposta umana allo stress, che è in gran parte mediata dal sistema nervoso, è essenzialmente la stessa di milioni di anni fa. Come mai oggi è diventato un luogo comune sentir dire "lo stress uccide". Il nocciolo della questione rimane il fatto che, per quanto lo stress sia alla radice di molte malattie (Distress), allo stesso tempo esso ci tiene in vita (Eustress). Il problema non sembra dunque risiedere nella risposta umana (che non è cambiata), quanto nei fattori stressanti che sono cambiati nel corso del tempo. L'essere umano ha la capacità di pensare "pensieri stressanti", che suscitano la medesima risposta fisiologica adottata in caso di reale pericolo. Lo stress psicologico è un'invenzione recente, per lo più limitata agli esseri umani e ad altri primati sociali, ma non a tutti i mammiferi.


Non è il fattore stressante ad essere un problema, quanto l'interpretazione che l'essere umano ne dà, quindi ciò che è cambiato dalla preistoria ad oggi è la natura dello stress che è diventata cronica e psicologica.
Stress dalla preistoria ad oggi
preistoria e stress
L'essere umano ha la capacità di pensare "pensieri stressanti", che suscitano la medesima risposta fisiologica adottata in caso di reale pericolo. Non è il fattore stressante ad essere un problema, quanto l'interpretazione che l'essere umano ne dà, quindi ciò che è cambiato dalla preistoria ad oggi è la natura dello stress che è diventata cronica e psicologica
Natura cronica e psicologica dello stress odierno
Il neuroendocrinologo Robert Sapolsky (ved. bibliografia) ha dimostrato che in natura fattori stressanti, anche massicci, ripetitivi o cronici non necessariamente portano alla malattia.
Il nostro sistema nervoso si è evoluto per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti).


Sapolsky invita a considerare il caso di una zebra attaccata da un leone (ved. libro nel box a fianco), mettendo in rilievo il fatto che quando c'è in gioco la vita, molte funzioni regolari possono essere momentaneamente interrotte e si attivano automaticamente una serie di risposte: la percezione del dolore viene ridotta, l'ovulazione cessa, la coagulazione aumenta, il sistema immunitario si attiva, il cervello incrementa la sua attività percettiva, ecc. Si tratta di una risposta fortemente adattiva che, forse, la salverà dall'attacco del leone sottoponendo il suo organismo a una condizione di stress per pochi minuti. Anche l'essere umano, ieri come oggi, attiva le stesse risorse se viene attaccato da un predatore, ma il suo problema è che le attiva anche se non ci sono predatori, in presenza di stimoli di natura culturale, che lo portano nel regno dell'ansia, nevrosi, ostilità e paranoia. E se questo accade spesso lo stress diventa cronico e deprime il sistema immunitario anzichè stimolarlo, incrementa l'ansia, accelera l'invecchiamento del cervello, sconvolge il metabolismo, ecc.


Ad esempio, secondo Sapolsky (ved. bibliografia 2010), il forte incremento del diabete insulino-resistente negli adulti è un indicatore della condizione odierna di stress cronico (secondo le stime dell'OMS il diabete è destinato nei prossimi decenni a diventare la principale causa di morte). Lo stress ha infatti un effetto diretto e negativo sui livelli glicemici, perché l’organismo reagisce allo stress producendo ormoni regolatori che fanno alzare il livello di glucosio nel sangue.
Lo stress psicologico può provocare il diabete
Cliccare per andare alla fonte
Globalizzazione del diabete (dovuto allo stress)
Cliccare per andare alla fonte
Il nostro sistema nervoso si è evoluto per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti). L'essere umano, ieri come oggi, attiva le stesse risorse se viene attaccato da un predatore, ma il suo problema è che le attiva anche se non ci sono predatori, in presenza di stimoli di natura culturale, che lo portano nel regno dell'ansia, nevrosi, ostilità e paranoia
Un nuovo modello per spiegare le Patologie: dall'Omeostasi all'Allostasi
Tra le ricerche condotte a seguito della teorizzazione della "Sindrome di adattabilità generale" di Selye, vi è quella di Bruce McEwen (ved. bibliografia) il quale si è chiesto come trasformare la teoria di Selye in un modello coerente che risolvesse le contraddizioni insite nel lavoro di Selye, e cioè il fatto che i sistemi (Nervoso Autonomo e Adrenocorticale), che proteggono il corpo umano da eventi stressanti di breve periodo, causano danni quando gli stressor permangono a lungo.
Il termine 'Stress' era diventato molto popolare e, quindi, molto ambiguo e generico (una parola di plastica).
Il termine "Allostasi" venne coniato nel 1988 da Peter Sterling e Joseph Eyer (proviene dal greco 'allo' che significa variabile e 'stasis' che significa stabile), per indicare che la stabilità dell'organismo è il risultato del cambiamento. Infatti le conclusioni cui arrivarono Sterling ed Eyer furono che il modello dell'Omeostasi (endocrinologicamente autocorrettivo), che aveva dominato la fisiologia per un intero secolo, era destinato ad essere sostituito da un altro modello (Allostasi) che si può definire 'predittivo' perchè cerca di anticipare le domande dell'ambiente agendo sempre sugli stessi sistemi dell'organismo.
In particolare il modello allostatico enfatizza la modulazione psicologica della fisiologia e della patologia.
Ciò ha permesso di dimostrare scientificamente l'efficacia del placebo.
Differenza tra Omeostasi ed Allostasi
allostasi
Immagine tratta da Peter Sterling (2003), Principles of allostasis: optimal design, predictive regulation, pathophysiology and rational therapeutics
Il modello dell'Omeostasi (endocrinologicamente autocorrettivo), che aveva dominato la fisiologia per un intero secolo, è stato sostituito da un altro modello (Allostasi) che si può definire 'predittivo' perchè cerca di anticipare le domande dell'ambiente agendo sempre sugli stessi sistemi dell'organismo
Il Carico Allostatico è un indicatore sociale di varie patologie
Il termine 'Carico Allostatico' fu introdotto per definire il prezzo che il nostro organismo paga per adattarsi alle condizioni mutevoli che affronta. I sistemi allostatici (adattativi) permettono all’organismo di adeguarsi alle situazioni di vita vissute modificando alcuni parametri interni allo scopo di mantenere le funzioni dei singoli organi.
Il Carico Allostatico permette di misurare e monitorare la resilienza o il rischio di malattia attraverso parametri vitali.
Per valutare il Carico Allostatico, il McArthur Allostatic Load Notebook (ved. bibliografia) ha preso in considerazione i parametri indicati nella tabella a fianco.
Da quando è stato introdotto molti studi lo hanno utilizzato per quantificare lo stress legato a diverse condizioni morbose. Le condizioni patologiche che possono instaurarsi per la  cronica attivazione dei meccanismi di compenso allostatici (ipertensione arteriosa, insulino-resistenza, diabete, eventi cardiovascolari, ecc.) sono conseguenza di meccanismi fisiopatologici noti che però la misura del carico Allostatico vede in modo integrato, esso è quindi un modo per osservare le conseguenze (stress) di fattori che sembrano apparentemente 'slegati tra loro' ma che sono correlati da nessi fisiopatologici conosciuti.
Carico Allostatico
Immagine tratta da 2009 McArthur Allostatic Load Notebook (ved. bibliografia) - Cliccare per ingrandire
Il Carico Allostatico permette di misurare e monitorare la resilienza o il rischio di malattia attraverso parametri vitali. Il Carico Allostatico è un modo per osservare le conseguenze (stress) di fattori che sembrano apparentemente 'slegati tra loro' ma che sono correlati da nessi fisiopatologici conosciuti
7 fattori di rischio per il Carico Allostatico
  1. Pressione Arteriosa Sistolica e Diastolica (indici dell'attività cardiovascolare)
  2. Rapporto vita-fianchi (indice del metabolismo e dell'accumulo di grasso adiposo che si pensa sia causato da una maggiore attività glucocorticoide)
  3. Colesterolo HDL e Colesterolo Totale (relativi allo sviluppo di aterosclerosi, il cui rischio viene segnalato per valori alti del Colesterolo Totale e bassi dell'HDL)
  4. HbA1C (Emoglobina Glicata)
  5. DEA-S (DeidroEpiAndrosteron-Solfato) (antagonista dell’asse HPA)
  6. Cortisolo Urinario (Urina 12 h)
  7. Escrezione urinaria di Epinefrina e Norepinefrina (Urina 12 h)
Per misurare il Carico Allostatico il McArthur Notebook segnala il controllo di questi parametri.
Il Carico Allostatico rende misurabile lo stress
La grande innovazione del Carico Allostatico è la possibilità di rendere concreto e misurabile un concetto astratto come quello dello stress. Esso è stato finora usato in molte branche della medicina tra le quali la "Medicina Sociale" nella quale il Carico Allostatico è stato studiato per cercare un fondamento medico alla maggiore mortalità e morbilità delle classi sociali meno tutelate. L’obiettivo è quello di associare l’aumentata mortalità di queste popolazioni con l’emarginazione sociale. Nelle tossicodipendenze è stata studiata la modificazione dei circuiti di reward di questi pazienti, correlando tale alterazione a quella dei parametri allostatici. Le patologie psichiatriche sono state molto studiate, primo tra tutti il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), che è stato preso in considerazione inizialmente per valutare i veterani di guerra, e successivamente per altre categorie sociali.

Gli studi per valutare il nesso eziologico tra Carico Allostatico e le varie patologie sono ancora in via di definizione e potrebbero aprire prospettive importanti, sopratutto dal punto di vista terapeutico e prognostico. Per una migliore e più approfondita informazione su questo tema fare riferimento alla fonte dalla quale questa sintesi è tratta (McArthur Allostatic Load Notebook ved. bibliografia).

Ansia e differenziazione del sé
Quanto più basso è il livello di differenziazione di una persona, tanto minore è la sua adattabilità allo stress.
Scrivono Kerr e Bowen nel libro "La valutazione della famiglia" (p.129):

L'ansia può essere definita la risposta di un organismo a una minaccia, reale o immaginaria. E' considerata un processo che, in qualche forma, è presente in tutti gli esseri viventi. [...] Esiste una distinzione tra "ansia acuta" e "ansia cronica". L'ansia acuta si manifesta generalmente in risposta a minacce reali ed è limitata nel tempo. L'ansia cronica generalmente si manifesta in risposta a minacce immaginarie e non è limitata nel tempo. L'ansia acuta è alimentata dal timore di ciò che esiste; l'ansia cronica è alimentata dal timore di ciò che potrebbe esistere.

Stress e scala di differenziazione del sè
Bowen
La scala definisce l'adattabilità allo stress del singolo soggetto. Le persone a qualsiasi punto della scala, se sono in una condizione di stress, possono manifestare sintomi fisici, emotivi o sociali. Quanto più alto è, però, il livello di differenziazione, tanto maggiore è lo stress necessario a suscitare un sintomo (Kerr-Bowen p.113).
Esiste una distinzione tra 'ansia acuta' e 'ansia cronica'. L'ansia acuta si manifesta generalmente in risposta a minacce reali ed è limitata nel tempo. L'ansia cronica generalmente si manifesta in risposta a minacce immaginarie e non è limitata nel tempo. L'ansia acuta è alimentata dal timore di ciò che esiste; l'ansia cronica è alimentata dal timore di ciò che potrebbe esistere
La risposta allo stress dipende dal tipo di personalità individuale
Lo stress non colpisce tutti allo stesso modo ma dipende dalla personalità del soggetto. Di questo si accorsero i cardiologi Meyer Friedman e Ray Rosenman negli anni '50, quando misero in risalto la relazione tra comportamento e malattie coronariche. In un'intervista, essi descrissero il comportamento competitivo e aggressivo di talune persone che definirono come "personalità di tipo A". Tale attitudine sembrava avere una correlazione più stretta con le malattie coronariche rispetto ad altri fattori quali fumo, mancanza di esercizio fisico, dieta scorretta. Le loro ricerche furono contestate a causa dei finanziamenti ricevuti dalla Philip Morris. In seguito, alla personalità di tipo "A" venne contrapposta la personalità di tipo "B" che indica persone calme e rilassate. In realtà classificazioni come questa sono attribuzioni semplificate utili solo a mettere in guardia le persone nei confronti del proprio "stile di vita". Probabilmente ogni persona ha uno stile comportamentale frutto di sovrapposizioni tra i vari tipi citati.
Il rischio di sviluppare determinate malattie è correlato con la personalità umana. I cardiologi hanno definito le personalità di tipo "A" a rischio coronarico. Le persone psicologicamente opposte, inclini a sopprimere le emozioni e a evitare i conflitti (tipo "C") hanno un alto rischio di malattie infettive e di alcune forme di cancro. Le persone con strategie di adattamento passivo (coping) quindi con personalità di tipo "C" potrebbero essere a più alto rischio di malattie infettive e cancro, mentre le persone con strategia di adattamento attivo, quindi con personalità di tipo "A" potrebbero essere predisposte a malattie coronariche, allergiche e autoimmuni.
Lo psicologo medico Johan Denollet (ved. bibliografia 1996, 2005, 2010) ha svolto delle osservazioni cliniche su un elevato numero di pazienti cardiaci, dimostrando che gli individui con personalità di Type-D (D sta per distressed) hanno più elevate probabilità di sviluppare una malattia cardiaca e di morirne, rispetto a coloro che sono più abili ad adattare la loro risposta allo stress, nonostante lo stesso tipo di esposizione. Gli individui con personalità di tipo D hanno la tendenza a vivere emozioni negative crescenti e a non condividerle con altre persone per paura di ricevere rifiuti o disapprovazione. Esse hanno un rischio di mortalità 4 volte superiore a quella degli individui con personalità di altro tipo, soprattutto per infarti miocardici ripetuti.
L'incidenza nella popolazione di questo tipo di personalità è del 21%.
Tipi di personalità e suscettibilità allo stress
Cliccare per andare alla fonte
Un Test per individuare il proprio tipo di personalità
Se si vuole, per sommi capi, individuare il proprio tipo di personalità (basato sul Jenkins Activity Survey solo A o B) si può usare questo TEST (in inglese) rispondendo a venti domande online. Il test Jenkins (PDF) è il più usato negli USA per determinare il tipo di personalità.
Stress e Neuroplasticità
Una recente ricerca (vedi bibliografia: The stress hormone cortisol blocks perceptual learning in humans) ha evidenziato il ruolo negativo che il cortisolo provoca sulla plasticità neuronale della corteccia cerebrale e sui processi d'apprendimento.
La dieta mediterranea riduce del 30% il rischio di malattie cardiovascolari
Il biologo Ancel Keys fin dagli anni '50 ha condotto degli studi sull'efficacia della dieta mediterranea nel ridurre le malattie cardiovascolari. Nel 1958 egli diede il via al progetto definito “Seven Countries Study”, uno studio comparativo dei regimi alimentari di 14 campioni di soggetti, di età compresa tra 40 e 59 anni, per  un totale di 12.000 casi, in sette paesi di tre continenti (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia). I dati raccolti parlavano chiaro: tra le popolazioni del bacino del Mediterraneo, che si cibavano in prevalenza di pasta, pesce, prodotti ortofrutticoli e utilizzavano esclusivamente olio d’oliva come condimento, la percentuale di mortalità per cardiopatia ischemica era molto più bassa dei soggetti di paesi come la Finlandia, dove il regime alimentare quotidiano includeva molti grassi saturi (burro, strutto, latte, carne rossa). La pubblicazione dei risultati che dimostravano l’esistenza di un rapporto fra l’elevata incidenza delle cardiopatie coronariche e il consumo di grassi saturi in sette paesi, lo rese celebre in tutto il mondo.  Gli alimenti consigliati dalla dieta mediterranea sono indicati nello studio di Paola Antonini e Michael F. Murphy " Dieta Mediterranea: Effetti sul Rischio Cardiovascolare, sullo Scompenso Cardiaco e su un Sano Invecchiamento".
Cliccando sull'immagine si accede allo studio PREDIMED che ha dimostrato che la dieta mediterranea riduce del 30% il rischio di malattie cardiovascolari.
Lo strees riduce la capacità del sistema immunitario di regolare la risposta infiammatoria
Un gruppo di ricerca guidato dallo psicologo Sheldon Cohen della Carnegie Mellon University ha scoperto che lo stress psicologico cronico è associato al fatto che il corpo perde la sua capacità di regolare la risposta infiammatoria (vedi bibliografia 2012). Egli ha detto:

La capacità del sistema immunitario di regolare l'infiammazione prevede chi svilupperà un raffreddore, ma soprattutto fornisce una spiegazione di come lo stress può promuovere la malattia. Sotto stress, le cellule del sistema immunitario non sono in grado di rispondere al controllo ormonale e, di conseguenza, producono livelli di infiammazione che promuovono la malattia. Poiché l'infiammazione svolge un ruolo in molte malattie come malattie cardiovascolari, asma e malattie autoimmuni, questo modello suggerisce perché lo stress influisce anche su di loro. Sapere questo è importante per identificare quali malattie possono essere influenzate dallo stress e per prevenire le malattie nelle persone cronicamente stressate.
Progetto Raffreddore Comune
Iter del progetto della Carnegie Mellon University che ha lo scopo di valutare una serie di ipotesi sui fattori che influenzano la suscettibilità degli individui al raffreddore comune.
Sul lavoro spostare l'attenzione dalla gestione del proprio tempo a quello della propria energia
Recharge workforce: un nuovo modo di lavorare è necessario per aumentare la produttività degli impiegati. Di ciò si sono accorti anche gli imprenditori statunitensi ai quali viene proposto un programma (The energy project: @energy_project) per re-indirizzare l'attività lavorativa secondo criteri diversi: dalla gestione del tempo (che è una risorsa finita) alla gestione dell'energia (che aumenta con il benessere dei lavoratori).
Il rischio di sviluppare determinate malattie è correlato con la personalità umana. Gli individui con personalità di tipo D (distressed) hanno la tendenza a vivere emozioni negative crescenti e a non condividerle con altre persone per paura di ricevere rifiuti o disapprovazione
Conclusioni (provvisorie): la stabilità dell'organismo è il risultato del cambiamento! La risposta dell'essere umano allo stress non è cambiata, ciò che è cambiato è l'ambiente in cui l'uomo vive, caratterizzato da sollecitazioni più culturali che fisiche: noi spesso reagiamo a minacce che sono soltanto immaginarie e non reali!
Se non ci fosse lo stress (quello buono, vale a dire "eustress") saremmo degli zombie, costantemente tristi e depressi. Come diceva l'endocrinologo Hans Selye, che coniò il termine, "Lo stress ci tiene in vita. La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi e adattando la nostra filosofia dell’esistenza ad esso." L'essere umano ha continui desideri e si trova ad affrontare sfide nel tentativo di soddisfarli. Questa tensione ci fa sentire vivi e ci procura un senso di eccitazione. Quando invece la vita ci mette di fronte a situazioni (economiche, lavorative, sociali, sanitarie, ecc) difficili da risolvere, potremmo sperimentare condizioni di stress cattivo ("distress") che possono produrre conseguenze sulla nostra salute psicofisica. La risposta dell'essere umano allo stress non è cambiata, ciò che è cambiato è l'ambiente in cui l'uomo vive, caratterizzato da sollecitazioni più culturali che fisiche: noi spesso reagiamo a minacce che sono soltanto immaginarie e non reali! L'essere umano ha la capacità di pensare "pensieri stressanti", che suscitano la medesima risposta fisiologica adottata in caso di reale pericolo. Lo stress psicologico è un'invenzione recente, per lo più limitata agli esseri umani e ad altri primati sociali, ma non a tutti i mammiferi. Non è il fattore stressante ad essere un problema, quanto l'interpretazione che l'essere umano ne dà, quindi ciò che è cambiato dalla preistoria ad oggi è la natura dello stress che è diventata cronica e psicologica. Il neuroendocrinologo Robert Sapolsky ha dimostrato che in natura fattori stressanti, anche massicci, ripetitivi o cronici non necessariamente portano alla malattia. Il nostro sistema nervoso si è evoluto per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti). Il termine "Allostasi" venne coniato nel 1988 da Peter Sterling e Joseph Eyer (proviene dal greco 'allo' che significa variabile e 'stasis' che significa stabile), per indicare che la stabilità dell'organismo è il risultato del cambiamento. Infatti le conclusioni cui arrivarono Sterling ed Eyer furono che il modello dell'Omeostasi (endocrinologicamente autocorrettivo), che aveva dominato la fisiologia per un intero secolo, era destinato ad essere sostituito da un altro modello (Allostasi) che si può definire 'predittivo' perchè cerca di anticipare le domande dell'ambiente agendo sempre sugli stessi sistemi dell'organismo. Il Carico Allostatico permette di misurare e monitorare la resilienza o il rischio di malattia attraverso parametri vitali. La grande innovazione del Carico Allostatico è la possibilità di rendere concreto e misurabile un concetto astratto come quello dello stress. La grande innovazione del Carico Allostatico è la possibilità di rendere concreto e misurabile un concetto astratto come quello dello stress. Tra i vari tipi di personalità (tra la varie ipotesi fatte negli ultimi anni) sembra che il "tipo D" (distressed) sia quello che riceve i maggiori danni psicofisici dallo stress. Gli individui con personalità di tipo D hanno la tendenza a vivere emozioni negative crescenti e a non condividerle con altre persone per paura di ricevere rifiuti o disapprovazione.
per scaricare le conclusioni (in pdf):
La razionalità richiede impegno personale!
Iscriviti alla Newsletter di pensierocritico.eu per ricevere in anteprima nuovi contenuti e aggiornamenti:
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Scrivi, se non sei d'accordo
Se ritenete che le tesi del "punto chiave" non vengano sufficientemente supportate dagli argomenti presenti in questa pagina potete esprimere il vostro parere (motivandolo).
Inviate una email con il FORM. Riceverete una risposta. Grazie della collaborazione.
Libri consigliati
a chi vuole capire da cosa dipende lo stress
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 28 novembre 2023

creative commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
Torna ai contenuti